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Disturbi dell’umore: cosa sono e quanto sono diffusi

di Cristiana Cecchi | Mar 13, 2026 | Disturbi dell'umore

Maschera Bipolare

INTRODUZIONE

Le persone normali sperimentano continue fluttuazioni dell’umore, dalla gioia alla tristezza, abitualmente correlate agli avvenimenti sia esterni che intrapsichici: un accadimento o una novità positiva, un pensiero o un sogno piacevole contribuiscono a spostare il tono dell’umore in senso positivo, determinando una sensazione di benessere, di serenità o di 0iducia. Al contrario, eventi (o pensieri) negativi contribuiranno a spostare la tonalità timica verso il basso, determinando malumore, tristezza, sofferenza. Queste oscillazioni sono fisiologiche, sottese da meccanismi neurobiologici che svolgono una funzione adattativa; infatti esse modulano la spinta all’iniziativa, caratterizzano le risposte soggettive e favoriscono l’adozione di modelli comportamentali in rapporto al mutare delle circostanze. Tuttavia quando si alterano i meccanismi neurobiologici di base, suddette oscillazioni diventano ampie, prolungate, indipendenti o sproporzionate rispetto agli eventi esterni, perdendo la loro funzione adattativa e dando origine ai disturbi dell’umore.

I Disturbi dell’umore vengono frequentemente detti Disturbi affettivi. La depressione e la mania rappresentano “poli” distinti, dando pertanto origine ai termini Depressione o Disturbo Unipolare (noto anche come Depressione Maggiore) in cui i pazienti sperimentano soltanto il down o polo depressivo, e Disturbo Bipolare (detto anche psicosi maniaco-depressiva) in cui i pazienti sperimentano il polo up (maniacale o ipomaniacale) e il polo down (depressivo).

CLASSIFICAZIONE

Di seguito si riporta la classificazione dei disturbi dell’umore secondo il DSM 5 (Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders)

Tabella 1 - I Disturbi Depressivi dell’adulto nel DSM 5

Tabella 2 - I Disturbi Bipolari nel DSM 5


EPIDEMIOLOGIA

Il Disturbo Bipolare (DB) è una della malattie mentali gravi più comuni, con una prevalenza lifetime (nell’arco della vita) intorno a 1% per il tipo I e tra 1.1% e 5.3% per il tipo II. Questo disturbo è caratterizzato da una grave morbilità ricorrente ed è spesso invalidante, con alti tassi di comorbidità con abuso di sostante e disturbi d’ansia. La mortalità è aumentata a causa dell’uso di sostanze, dei disturbi organici associati e per l’alto rischio di suicidio negli stati depressivi o misti-disforici.

La Depressione Maggiore (DM), nonostante i progressi in ambito terapeutico, è ancor oggi una patologia di notevole rilevanza. Ha una prevalenza lifetime che varia ampiamente nei vari Paesi (4.6-17%), in Italia è del 10,8%.

L’impatto di questi disturbi si estende al di là dei principali sintomi, si ripercuote infatti sulla qualità di vita del paziente compromettendo le attività socio-lavorative e riducendo l’iniziativa, l’efficienza e la gratificazione legate a suddette attività.

I DB e la DM sono tuttora sotto-diagnosticati e sotto-trattati; il mancato riconoscimento e trattamento di tali disturbi ha gravi conseguenze, quali un rischio più alto di suicidio, una ridotta aspettativa di vita e un aumentato ricorso alle risorse sanitarie.

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